Ricardo Fernandez Guardia.
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LA PRINCIPESSA LUL.
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1926. TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Breve racconto pubblicato nella rivista di narrativa diretta da Pitigrilli Le grandi Firme nel 1926, quando lautore, che era stato anche ambasciatore a Roma, era piuttosto noto.
 opera ingenuamente gradevole e adatta al pubblico delle riviste letterarie devasione dellepoca.
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L'AUTORE.
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Ricardo Fernndez Guardia nacque ad Alajuela in Costa Rica il 4 gennaio 1867. Era il figlio dello storico Len Fernndez Bonilla che fu ambasciatore del Costa Rica a Londra, Parigi e Madrid. Affiancando il padre pot quindi dare inizio alla propria carriera diplomatica.
Riusc a dare continuit agli studi del padre sviluppando nuove ricerche, producendo testi importanti sulla storia del suo Paese. Forte delle sue notevoli capacit di scrittura, riusc a coniugare la storia del Costa Rica con una qualit letteraria notevole. Ha scritto numerose e documentate opere storiche.
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LA PRINCIPESSA LUL.
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Un nuovo quadro di Bouez costituiva sempre un avvenimento molto interessante per tutti quelli che non sono indifferenti alle cose artistiche. Le mani del grande pittore non potevano produrre che un quadro, il quale veniva alla luce soltanto per essere esposto nei musei o nella galleria di un arci-milionario.
Ecco perch la riunione, che aveva luogo tutti i mercoled nello studio di Bouez, era quel giorno pi affollata del consueto. La vasta sala con il soffitto di vetro, capricciosamente decorata, da cui erano uscite tante meraviglie del pennello e della tavolozza, non era sufficiente a contenere le numerose persone, che erano accorse come a un "rendez-vous".
I pittori, i letterati, i critici pi illustri si trovavano l, insieme a ricchi banchieri e a rappresentanti delle migliori famiglie dell'aristocrazia.
"Ammirabile, superbo, meraviglioso!" erano gli aggettivi che si ripetevano con maggior frequenza alla vista dell'ultima tela di Bouez posta su di un cavalletto di quercia e gi inquadrata in una sobria cornice dorata.
Il lavoro era veramente magnifico.
Rappresentava una donna nuda, in riva ad un ruscello il quale si perdeva, saltellando di pietra in pietra, in un basco. "La ninfa del ruscello" era il titolo che Bouez aveva dato al quadro.
Mai gli ospiti avevano vista una ninfa pi graziosa. La donna era sovrumanamente bella, d'una bellezza delicata, spiritualizzata quasi, come raramente sa rendere la pittura moderna.
I capelli d'oro cadevano sparsi sulla nuca e gi per le spalle, e le linee fini e delicate del corpo perfetto si staccavano meravigliosamente e con un'arte incomparabile sul fondo verde della tela. Gli occhi d'un bleu di zaffiro rilucevano biricchini e la sua carne era cos piena di vita, che c'era l'illusione di vedere il sangue correre per le vene.
Tutti s'affrettavano a congratularsi e a felicitarsi con l'artista, che riceveva i complimenti con una visibile sodisfazione, ma con modestia sincera.
Mio caro Bouez. disse d'un tratto il principe russo Savinow siete un grande pittore e avete creato un capolavoro; ma  molto doloroso constatare che donne cos graziose vivano solamente nei quadri dei grandi pittori, i quali sono obbligati a servirsi di diversi modelli, per ottenere un insieme perfetto.
Vi sbagliate, principe, rispose Bouez. La natura sa fare cose cos belle e perfette che nessun pittore al mondo, anche Apelle se rivivesse, sarebbe capace di eguagliarle. Senza andare pi in l, vi posso citare un esempio: questo quadro non  altro che un ritratto, un ritratto fedele d'una parigina.
Possibile? esclam il russo meravigliato.
Possibilissimo.
La dama che vi ha servito da modello  in tutto simile a questa ninfa?
 molto pi bella ancora.
Sarei indiscreto se vi domandassi chi  questa donna?
Mi rincresce moltissimo di non potere rispondere alla vostra domanda: anch'io non so chi sia.
Non conoscete la donna che vi ha servito da modello? Strano!
Strano, veramente.
Ma avete detto che era una Parigina.
S,  la sola posa che ho potuto sapere.
Si tratta dunque d'un mistero?
O per lo meno di una di quelle piccole cose curiose che servono a formare la multiforme vita Parigina.
Intanto a poco a poco un cerchio d'invitati s'era formato intorno ai due e tutti apparivano avidi di intendere dalla bocca del pittore l'aneddoto piccante, al quale sembrava dovere necessariamente sboccare la conversazione incominciata.
Raccontate come si  svolta la faccenda! pregarono alcune voci in coro.
Bouez si avvicin a un tavolino sovra cui vi erano bicchieri e caraffe di cristallo piene di vini diversi e dopo avere preso un sigaro avana, l'accese, andando ad appoggiarsi ad una tavola stile Rinascimento. Quando quasi tutti gli invitati si furono seduti all'ingiro su poltrone di cuoio e su comodi divani orientali, che ornavano lo studio con una specie di artistico disordine, cos il pittore incominci a narrare:
L'inverno scorso, ebbi il desiderio di fare il ritratto a Rosita Mauri, la ballerina spagnola, vestita con il costume graziosissimo ch'ella porta nella Farandola. Ella si prest con piacere al mio desiderio e il lavoro incominci rapidamente: l'insieme mi sodisfaceva, ma vi era un particolare, una piccola piega ad un angolo della bocca, che non riuscivo a rendere con precisione. In alcuni momenti, il mio dispetto era cos forte che mi prendeva il desiderio di buttare i pennelli dalla finestra. Un giorno, credetti di potere trionfare delle difficolt. S, ero quasi riuscito. Un tocco impercettibile della mano e la piccola piega ribelle sarebbe stata fissata sulla tela. In quello stesso istante, Francesco, il mio domestico, aprendo la porta, mi distrasse e tutto and a monte. Potete immaginare in quale modo lo accolsi! Veniva, il poveraccio, per annunciarmi una donna che doveva parlarmi di un affare della pi grande importanza, ma che non aveva voluto dire il suo nome. L per l rifiutai di vederla, ma Rosita preg con tanta insistenza in favore della sconosciuta, che mi lasciai convincere e la ricevetti.
Mi trovai cos in presenza d'una doma ancora giovane, vestita a lutto, con tutto il volto coperto da un lungo velo nero di crespo.
 con il pittore Bouez che ho l'onore di parlare? mi domand con una voce dolcissima, ma nelle cui vibrazioni rilevai un'impazienza a mala pena repressa.
Precisamente, signora. Se avete da dirmi qualche cosa vi prego di fare un po' in fretta, perch sono molto occupato.
Sar breve, ella rispose. Ecco: sono solamente otto giorni che mi  morta la mamma in seguito al dolore provato per il fallimento della sua piccola sartoria, e gi ho ricevuto due volte la visita della giustizia che pretende di togliermi ci che mi resta. Ho bisogno di duemila franchi per salvare i poveri ricordi di mia madre e ho pensato a voi, sicura di poterli avere.
Le risposi che non vedevo nessun ostacolo per farle quel favore, ma aggiunsi che doveva rendersi conto che duemila franchi non erano una somma disprezzabile.
Vedo che non avete compreso bene ella osserv con la medesima voce dolce e secca ad un tempo non sono venuta qui per domandarvi l'elemosina, ma per proporvi un affare, nel quale non so chi di noi due possa essere maggiormente favorito.
Un affare? Vediamo di che si tratta e se mi conviene...
In cambio dei due mila franchi, che mi occorrono, far da modella per un vostro quadro.
E cos dicendo, sollev il velo che le copriva il viso ed io restai in estasi davanti a quel volto divino, e il pittore indic quello della ninfa.
In realt, signora, siete bellissima, ma noi pittori solitamente non ci accontentiamo di vedere soltanto il viso delle nostre modelle... non so... se questo vi piacer.
Le gote della fanciulla si tinsero di rosso ed ella parve tentennare, ma dopo un istante con accento risoluto rispose:
Va bene. Venendo qui, sapevo gi cosa mi attendeva: mi vedrete tutta intera e, se la riproduzione del mio corpo vi sembrer che possa valere due mila franchi, dovrete darmeli domani stesso, perch dopo sarebbe troppo tardi.
Va bene!
Ritorner domani.
A domani, dunque. Vi raccomando di venire presto, possibilmente verso le nove.
La danzatrice Mauri si inform con interesse del risultato della mia intervista con la ragazza: le raccontai tutto ed ella rest molto emozionata. Continuai con nuovo ardore a dipingere e alla fine riuscii a rendere con perfezione ed esattezza la bocca della spagnola.
Il giorno seguente la ragazza arriv all'ora stabilita: aveva gli occhi rossi per lungo pianto. Nel vederla fui quasi tentato di metterle nelle mani i due mila franchi e dirle di andarsene, ma ella mi sconcert per il modo risoluto, che ella ebbe nell'incominciare a spogliarsi: senza dubbio, se tentennava, il coraggio le sarebbe venuto meno.
L'accompagnai allora nel gabinetto, che  dietro a questa tapezzeria: qualche minuto dopo riapparve tutta tremante di pudore e raggiante di bellezza.
Sul suo piccolo volto di vergine si leggeva la sofferenza che le causava il sacrifizio del suo pudore.
Ebbi compassione della piccola e le proposi di andarsene con il denaro richiesto.
Voglio guadagnarlo! mi rispose con voce ferma e risoluta non voglio elemosine.
Ecco, amici miei concluse dopo un breve silenzio il pittore, la vera origine di questo quadro.  una tra le mille vicende curiose e originali, che presenta ogni giorno la vita tumultuosa di Parigi e che vanno dalla pi bassa vilt all'eroismo pi sublime.
E voi non sapete pi il nome di questa donna? domand ancora una volta il principe Savinow.
So soltanto che si chiama Luisa, il suo nome di famiglia non ha voluto dirlo mai e inoltre mi ha fatto promettere di non cercare di sapere chi ella fosse e dove abitasse.
Promessa che non avete mantenuto, beninteso.
Al contrario, promessa che ho mantenuto religiosamente.
Siete un esempio di correttezza veramente unico, caro Bouez, disse il russo con giovialit. Io avrei incominciato a promettere; il mantenere la promessa sarebbe stata un'altra cosa.
Poich incominciava ad imbrunire, gli invitati se ne andarono poco alla volta: e tutti se ne andarono felici d'avere un aneddoto curioso da potere raccontare nei salotti pi eleganti di Parigi, ove sarebbe stato, senza dubbio, molto discusso e commentato. Ultimo rimase il principe russo. E quando non ci fu pi nessuno, il principe si avvicin a Bouez e gli disse:
Datemi la vostra parola d'onore che tutto quanto avete contato di quella doma  la pura verit.
Ne dubitate? rispose il pittore m po' seccato.
No, ma  possibile che davanti a tante persone, non abbiate creduto bene di dire tutto e ho pensato che non avreste invece difficolt a dire tutto... a me solo!
Me ne rincresce moltissimo, ma non posso aggiungere nulla a quanto ha detto.
Parola d'onore?
Parola d'onore.
Il principe se ne and dopo avere stretta cordialmente la mano all'amico pittore.
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Il principe Savinow era un tipo curioso di slavo eccentrico.
Padrone di una colossale fortuna, era convinto che nulla potesse resistere all'attrattiva dei biglietti di banca e a proposito bisogna notare che non aveva tutti i torti.
Fra le altre manie stravaganti, una, in modo speciale. l'aveva reso celebre a Pietrogrado.
Tutti gli anni, alla medesima epoca, appariva d'improvviso in questa citt con un'amante nuova, che, necessariamente, doveva avere qualche cosa di straordinario.
Una prima volta era stato con una giapponese dalla pelle gialla e dagli occhi a mandorla, poi in seguito con una baiadera indiana e con una schiava marocchina.
Ma ultimata ben presto tutta la lista dei paesi esotici, fu costretto a cercare in Europa il fenomeno che doveva esibire nella sua citt. Fu per questo motivo che condusse con s la Soledad, una gitana di Siviglia, che ballava il "Tango" al Cirque d't, e che fece mille altre stravaganza che lo posero in prima fila fra i pi famosi viveurs d'Europa. Disgraziatamente, ogni anno, diveniva sempre pi difficile incontrare una donna che riunisse le qualit necessarie perch la sua fama d'eccentrico non ne scapitasse.
Gi s'avvicinava il giorno in cui avrebbe dovuto andare a Pietrogrado, secondo la sua abitudine, con un nuovo tesoro scoperto, ma non aveva ancora potuto trovarne qualcuno.
Sarebbe dunque venuto il giorno il cui avrebbe dovuto rinunciare al suo trionfo annuale? Quale onta per lui! E il principe perci s'affannava a cercare per tutta Parigi ci che tanto gli abbisognava.
Quello che Bouez aveva raccontato era stato per lui un raggio di speranza. Quale trionfo se avesse potuto condurre con s tanta meraviglia!
Una perla nata a Parigi e da lui scoperta.
Ecco la novit!
Allora disse tra s il principe scendendo le scale del pittore, o io non varr proprio pi nulla o condurr la ninfa in Russia.
Il giorno dopo, il pittore era ancora a letto, quando ricevette un biglietto concepito in questi termini:
"Caro Bouez, fareste di me l'uomo pi felice della terra, mandandomi al pi presto una fotografia che rappresenti la testa di "la ninfa del piccolo ruscello". Di ci vi sar eternamente riconoscente. Principe Savinow".
Ecco il principe  innamorato! pens il pittore, mentre metteva sotto fascia quanto il buono amico e, nello stesso tempo, il migliore cliente gli chiedeva.
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Pass una settimana prima che il pittore avesse qualche notizia del principe.
Un mattino ch'era andato a passeggio al bois de Boulogne giunto presso il Pavillon cinese, intese un galoppo precipitato. Si volt e vide venire verso di lui la vettura del principe, il quale appariva piuttosto abbattuto.
Amico mio, gli disse il principe appena lo ebbe raggiunto so chi  la Ninfa. Mi  costato un po' caro, ma alla fine sono riuscito a saperlo.
In verit, bisogna avere una straordinaria fortuna per potere trovare in Parigi una ragazza, con il semplice aiuto di una fotografia.
Nulla  difficile per chi pu pagare le cose secondo il loro valore o secondo il valore che ad esse egli vuole attribuire. Quando ebbi la fotografia che voi aveste la gentilezza di mandarmi, mi affrettai a consegnarla ad uno di quegli individui il cui mestiere consiste nello scoprire i segreti altrui. "Cercatemi dissi a costui la donna di questa fotografia. Si chiama Luisa e sta a Parigi. Sapete che pago bene". Quattro giorni dopo, appresi che la Ninfa si chiamava Luisa Lambert, ma, per vezzeggiativo, era chiamata Lul e che era una sartina molto onesta.
E dopo?
Andai a trovarla e le offersi una grossa somma perch venisse con me a Pietrogrado.
E cosa accadde?
Nulla, soltanto ella mi mise alla porta.
Che pensate di fare?
Raddoppiare l'offerta.
E se ella la respingesse ancora?
La triplicherei. Ho deciso di condurre con me ad ogni costo questa ragazza.
Siete un demone, principe, un demone coperto d'oro!
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Il principe raddoppi, triplic, quadruplic la sua offerta. Sempre il medesimo rifiuto.
E allora incominci a dubitare, per la prima volta, della onnipotenza dell'oro.
Ritorn a casa della ragazza, che usciva raramente, disposto a sacrificare la met della sua fortuna, se fosse stato necessario.
Perdete il tempo, principe gli rispose la ragazza. Ho giurato di morire onesta e voi non avete abbastanza denaro per fare di me la vostra amante.
Ed io, a mia volta, ho giurato di condurvi in Russia e di usare tutti i mezzi per riuscire nel mio intento.
Ebbene, io per conto mio, non ne conosco che uno.
Quale?
Fatemi principessa.
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Dieci giorni dopo il Figaro pubblicava:
"Il principe Vladimiro Savinow, cos conosciuto ed apprezzato nell'alta societ Parigina, ha messo fine alla sua vita brillante, sposando una graziosissima sartina di Montmartre. Oggi stesso i novelli sposi sono partiti per Pietrogrado. Particolare piccante: la signorina Luisa Lambert, oggi principessa Savinow,  stata la modella del celebre pittore Bouez per il quadro "La ninfa del ruscello" che  stato acquistato dal principe russo a un prezzo favoloso".
E fu cos che la signorina Lul, sartina di Montmartre, divenne la principessa Savinow.
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FINE.